"AI RASSEGNATI
Odio i rassegnati! Odio i rassegnati, come odio i sudici, come odio i fannulloni. Odio la rassegnazione!
Odio il sudiciume, odio l'inazione. Compiango l'uomo incatenato, circondato da guardiani, schiacciato dal peso del ferro e del numero.
Odio il soldato curvato dal peso di un gallone o di tre stellette;
i lavoratori curvati dal peso del capitale.
Amo l'uomo che esprime il suo pensiero nel posto in cui si trova;
odio il votato alla perpetua conquista di una maggioranza.
Amo il sapiente schiacciato sotto il peso delle ricerche scientifiche;
odio l'individuo che china il suo corpo sotto il peso di una potenza sconosciuta,
di una X qualsiasi, di un Dio.
Odio tutti coloro che cedendo ad altri per paura, per rassegnazione, una parte della loro potenza di uomini, non solamente si schiacciano, ma schiacciano anche me, quelli che io amo, col peso del loro spaventoso concorso e con la loro inerzia idiota.
Li odio, sì, li odio, perchè lo sento, io non mi curvo sotto il gallone dell'ufficiale, sotto la fascia del sindaco, sotto l'oro del capitale, sotto le morali e le religioni; da molto tempo so che tutto questo non è che indecisione che si sbriciola come vetro...
Essi non sono niente, nè per me nè per voi, abbandonateli e si ridurrano in briciole.
Voi siete dunque una forza, o rassegnati, di quelle forze che si ignorano ma che sono delle forze ed io non posso sputare su di voi, posso solo odiarvi... o amarvi.
Il più grande dei miei desideri è quello di vedervi scuotere dalla vostra rassegnazione, in un terribile risveglio di Vita.
Non esiste paradiso futuro, non esiste avvenire, non vi è che il presente.
Viviamo!
Viviamo! La Rassegnazione è la morte.
La rivolta è la Vita!"
Albert Libertad, da - Il culto della carogna -, 13 aprile 1905