L'esercizio della critica è un'impresa disperata in Italia. Si tratta infatti d'avvalersi d'una facoltà intellettuale, non già d'abbandonarsi all'esaltazione estatica o alla denigrazione scorticapelle com' è usuale. Non stati d'animo ma idee occorre mettere in campo. Sia l'esaltazione che la denigrazione sono due forme di acrisìa, il segno della rinuncia alla formulazione (e alla fatica) di un giudizio critico-estetico. Entrambe le due forme nascondono poi sentimenti simulati. Dietro l'esaltazione smisurata spesso c'è una combine con un gruppo (una casa editrice, un produttore cinematografico, discografico etc) o una semplice piaggeria verso il singolo (spesso amico o parente), come anche un intento ecumenico di non dispiacere a nessuno (non si sa mai...) Dietro la denigrazione, anche quella disinteressata, c'è un'arietta da sopracciò (io sì che me ne intendo!), un disgusto immotivato, o il sospetto, non sempre infondato ma comunque sterile, verso "le solite mafie".
Dietro la critica vera, invece, c'è la verità e l'amore per la verità. C'è la conoscenza, c'è la bellezza .
"La critica deve essere costruttiva", quante volte abbiamo sentito questa locuzione nel nostro Paese. (Dove, dai tempi della Controriforma, si può dissentire solo col "permesso dei Superiori", e la Rivoluzione, in ogni campo, la si vuol fare trasformisticamente insieme ai carabinieri!).
E invece no. La critica deve essere distruttiva. Deve abbattere un mondo morale e intellettuale per farne sorgere un altro. Non deve essere tendenziosa è vero, ma tendenziale...sì. Significa che essa deve essere necessariamente "di parte, appassionata, politica, ossia condotta da un punto di vista particolare, ma un punto di vista che scopra la maggior parte d'orizzonte" (Baudelaire).
La critica esprime una visione del mondo mai neutrale e mai disimpegnata. Quando diciamo infatti "bello" o "brutto" mettiamo in gioco un sistema di rapporti che implica tutta la nostra intelligenza e personalità. Verità, giustizia, politica, bellezza ed eticità, tutto è legato nell'attività critico-estetica. Essa è dunque un aspetto del razionalismo critico, di quella forma generale di organizzazione della mente che è la nostra suprema ambizione.
Si rompono amicizie e fidanzamenti al cospetto di divaricanti gusti estetici. Mai avvertiamo tutta l'estraneità del nostro prossimo più di quando ci troviamo di fronte a giudizi che promuovo libri e film che detestiamo o viceversa bollano libri e film che amiamo. Dimmi cosa ti piace e ti dirò chi sei.
"La Frusta!" dunque, si propone il duplice scopo di "scacciare i mercanti dal tempio" e di incitare i sodali: aiutare la formazione di un gusto, contrastare, grazie alla libertà della Rete, i soliti "giri" dei quotidiani e delle riviste che spesso impongono giudizi già fatti e inappellabili.
La ripresa di una rivista del '700, in piena epoca telematica è la sfida, implicita alla nostra impresa, che qui si offre al giudizio critico dei lettori
Milano, febbraio 2000
La Rivista è aperta alla collaborazione di tutti