Dialoganti
Onorevole (Filippo Laganà) ...........Deputato al parlamento nazionale del partito socialcristiano
Sig. ra Laganà ................................Sua moglie
nata Lo Surdo
Pina (Laganà)..................................Sua figlia, attrice
Walter (Facchini) ............................Ragazzo di Pina, redattore presso una casa editrice
Giuseppe (detto Puccio)
Scuderi............................................Assessore, tirapiedi dell'Onorevole.
Elena (Scuderi)................................Sua moglie, insegnante di lettere
P R I M O T E M P O
1990. Una sera di mezza estate siciliana. Un terrazzo dai muretti bianchi orlati da una fila di mattoni rossi. Su questi, piante grasse in vasi d'argilla. Sulla sinistra, una vetrata che dà sull'appartamento. Al centro, un tavolo di ferro battuto, bianco, con sei sedie. A destra, un salottino anch' esso in bianco ferro battuto. Amache, cuscini. Tutte le suppellettili danno l'idea di un benessere consolidato benché di incerto gusto. Sullo sfondo la sagoma nera del vulcano e in alto a destra, le luci notturne della costa ionica, da Aci Trezza a Messina. In sottofondo, quasi colonna sonora, la TV sempre accesa(fuori campo, al di là delle vetrate se ne intravedono i bagliori), sintonizzata su una emittente "locale" che riversa notizie atroci. Ogni tanto il rombo di una motoretta, lacerante, straziante. I rumori e gli odori di una notte etnea. Ci si prepara ad una cena estiva. Entrano Walter e Pina. Entrambi sui trenta, piuttosto belli, eleganti e sobri. Lei indossa una gonna vaporosa e una camicetta molto semplice, fiorata. Lui dei pantaloni larghi e comodi, bianchi, e una camicia colorata a maniche lunghe arrotolate sugli avambracci. Nel frattempo la voce dello speaker TV: «E adesso passiamo al notiziario etneo. Ennesimo fatto di sangue a Catania ... In Via Petrella, quartiere Picanello, sono stati rinvenuti ieri notte i corpi senza vita di due uomini orribilmente crivellati da colpi d'arma da fuoco. Dalle indagini della polizia giudiziaria sono emersi i nomi delle vittime: si tratterrebbe di Ignazio Barraco di anni 37 lattoniere edile originario di S. Maria di Licodìa e di Giuseppe Lo Fonte di anni 25 stuccatore, entrambi pregiudicati. ...
PINA
Ecco qui, ti piace? (Portandosi nei pressi del muretto). Lì è Aci Trezza dove abbiamo fatto i bagni stamattina, dall'altra parte è il porto di Catania, e laggiù in fondo l'Etna, la montagna come la chiamiamo qui ... Da quassù si vede tutta la città, non è un bel vedere, ma insomma, è sempre la mia città ...
WALTER
(dopo aver guardato intorno) Come dici nell'Antigone? O città, o città ...
PINA
(Recita il brano dell' Antigone cui allude Walter)
O mia città
e voi signori ricchi ed influenti
di questa mia città,
o voi fonti di Dirce
e tu bosco di Tebe,
mi prendo almeno voi per testimoni
ditelo almeno voi, ditelo a tutti
come e per quali leggi,
senza pianto d'amici
io vado a una dimora così strana
che è carcere e tomba.
Infelice che sono
io né morta né viva,
non c'è posto per me
nelle case dei vivi
né in quelle dei morti.
e il corifeo aggiunge
Figlia, ti sei lanciata
agli estremi confini dell'audacia
e sei andata a cozzare
di schianto nei gradini
dell'altissimo trono
dove siede la dea della Giustizia.
Tu forse ti sei presa sulle spalle
qualche grave peccato di tuo padre.
WALTER
(estasiato, le va incontro e l'abbraccia) Brava, brava, sei stupenda!
PINA
(ancora in preda ai sublimi versi di Sofocle) Quegli ultimi versi, quel richiamo alla Giustizia e alle colpe del padre, li sento scritti per me.
WALTER
(con tono parodico-professorale, quasi a voler dissipare quella nebbiolina tragica che aleggia nell'aria all'evocazione del testo sofocleo e ai riferimenti alla propria condizione familiare che ne ha fatto Pina) Signorina, adesso la interrogo: Programma di terza liceo classico: mi dica signorina quale sarebbe secondo il suo avviso l'intimo nucleo tragico dell' Antigone?
PINA
(riprendendosi dall'aura tragica e assecondando volentieri il gioco) Certamente, non solo la ribellione alla legge di Creonte per ubbidire ad una legge morale non scritta. Io vi leggo anche un conflitto fra generazioni. I giovani Emone, Antigone e dopotutto anche Ismene, dicono chiaro e tondo all'adulto e potente Creonte: la tua legge non ci va, noi ti resistiamo, fino alla morte. Perché la tua legge è immorale. Ma non solo la tua legge. Anche il tuo potere è immorale.
WALTER
Se non ricordo male, negli anni '60, in piena Contestazione ci fu la Cavani che ne diede una interpretazione analoga. Il film dovrebbe intitolarsi I Cannibali, se non erro.
PINA
Ah si? Non l'ho visto. Non vi facevo perciò riferimento. Io posso solo dirti che recitando in questi giorni Antigone, qui, in questa terra, in questa mia Sicilia, sento prepotentemente questo tema: la ribellione dei giovani, la mia ribellione. Questa terra è popolata da Creonti, ma ho visto pochi Antigoni. Eppure il paradosso che si svolge qui è più grande di quanto lo si immagini. Qui al contrario dell' Antigone sofoclea, la tragedia nascerebbe dal rispetto della semplice legge scritta, che c'è. Se solo un gruppo di magistrati e di forze coalizzate cominciasse a dire "per davvero", «Sta bene, adesso, applichiamo la legge», guarda non solo i mafiosi avrebbero a temerne, ma interi ceti sociali, perché qui tutto invece si regge sul rispetto di leggi non scritte che ogni siciliano conosce però molto bene nell'intimo ...
WALTER
(Abbracciandola) E' inevitabile! Tu credi che si possa parlare della Sicilia senza finire col parlare di Mafia?
PINA
Penso proprio di no. Sarebbe come andare a Mosca, in inverno, e non spendere nemmeno una parola sulla neve. Ma se badi bene saranno quelli che verranno da fuori che ne saranno ossessionati. Come chi nota subito i cammelli non appena arriva in Arabia, eppure nel Corano i cammelli non sono mai citati . Che bisogno c'era. Erano sottintesi. Ma alla lunga, i russi e gli arabi potrebbero indignarsi, e dire: «Questi stranieri, sempre a parlare di cammelli o di neve! »
WALTER
(divertito) E diranno: (con accento siciliano) La neve non esiste ah! I cammelli non esistono ah! (Ridono. Abbraccia con trasporto Pina) Senti, non appena finisci queste recite a Siracusa, ci diamo un taglio a tutte queste cose. Scappiamo subito. Qui il sole è di una ferocia indicibile. Ho paura che abbia leso organi nevralgici. Proviamo un po' a vedere se rispondono ai comandi. (Tenta un approccio. Nel mentre, lo speaker della TV: "E adesso passiamo al notiziario della provincia. Altro fatto di sangue a Paternò. I corpi senza vita di due uomini dall'apparente età di 30-40 anni sono stati rinvenuti orribilmente sfigurati dal fuoco nelle campagne attorno al grosso centro etneo. Le indagini condotte dal tenente Sgarlata ... )
PINA
Ah, ah, qui no ...
WALTER
Perché?
PINA
Sei matto?(imita una voce maschile con forte accento siciliano) "E una scarica di pallettoni s'abbatté sull'ignaro giovane milanese in cerca di emozioni estive sicule".(Riprende la sua voce) Ricordi il gioco? In Sicilia proviamo a ragionare, a Milano facciamo all'amore.(Gli dà un buffetto sulla guancia) Tentiamo di fare il contrario di quanto avviene nella realtà. Ragioniamo. Senti, senti ...(indica la TV : Speaker TV: " L'analisi autoptica compiuta sul corpo delle vittime del delitto di tre giorni fa, ha dato risultati sorprendenti. Si tratta infatti di proiettili calibro 38, un'arma inusuale per questo genere di delitti ...") Senti, senti? In tutte le edizioni di tutti i giorni è sempre così: indagini, autopsie, cadaveri da seppellire, un'Antigone permanente. E' tre giorni che sono qui e non faccio che vedere cadaveri inquadrati in primo piano, con rivoli di sangue e mosche ronzanti. Tutto dato quasi in diretta, con una cultura figurativa della morte da fare invidia alla civiltà egizia o a quella etrusca. Una civiltà di morti, di morti ammazzati .
WALTER
(L'abbraccia con maggior trasporto) Allora è meglio fare all'amore ... Senti, perché non ce la filiamo con una scusa e molliamo qui gli ottuagenari alla ritualistica-cena-in-una-splendida-sera-estiva ...(la bacia con foga)
PINA
(Lo allontana) No, dài, non posso andar via così. Verrà anche Elena, un'amica carissima quasi una sorella, e suo marito. E poi sono venuta qui anche per tentare un accordo con mio padre.
WALTER
Figghia mia! Figghia mia! Arrivasti col ferribotto!
PINA
(Gli dà uno strattone) Stupido! Sei rimasto alla commedia degli anni '60!
WALTER
Perché, è cambiato qualcosa?
PINA
(Improvvisamente seria) Circola molto più denaro adesso, e più sangue.(come trasognata) Mi fa quasi tenerezza quella Sicilia lì, sì quella di Germi di Sedotta e abbandonata, splendida, in bianco e nero, ancora innocente ... Rivedo con piacere anche il pancione sudato di Saro Urzì, debordante, trattenuto a malapena dalla cinghia e da una canottiera incolore.(cambiando tono) Adesso tutto è più colorato e ... più brutto . Ma lo sai che gli occhi più attenti sulla Sicilia sono stati quelli di continentali, come li chiamiamo noi: Rosi, napoletano, Damiani, milanese, e Germi che era di ... era di Genova?
WALTER
Bo'
PINA
Che importa dove si è nati, quando si è geni? Ah Germi, lo amo alla follia!
WALTER
(Critico) Sembra che solo chi si sia occupato di voi acquisti una speciale considerazione ai vostri occhi.
PINA
Ma cosa dici, Germi è grande per conto suo.
WALTER
Senti, hai detto che qui dobbiamo ragionare? Facciamolo. Ebbene a furia di osservarvi, di esaminarvi, avete acquistato una concezione "letteraria" di voi stessi, gratificante quanto falsa. E invece penso che ci vorrebbe un occhio asciutto, da antropologo o da etnologo ...
PINA
(Ironica) Sentilo lui ...
WALTER
Dimentichi che ho fatto studi universitari e che ho una certa dimestichezza con i discorsi elevati. Ebbene, siccome la stessa letteratura riguarda anche Napoli dichiaro questo fenomeno "eduardismo" ma è valido anche per la Sicilia. Che cos'è l'"eduardismo"? E' un tentativo forse nobile, senz'altro inconsapevole, di estrarre dosi massicce di letteratura dalla realtà. Ma alla lunga tutto ciò si manifesta come una forma di parassitismo, di saprofitismo degli artisti sulla realtà stessa, proprio come il fungo ai piedi del tronco. I poeti si giovano delle sciagure e trovano di che cantare ma i problemi si aggrovigliano all'infinito ... mentre a Napoli, in Sicilia, e in America latina i poeti cantano, cantano ...(freddo) Pensaci, gli artisti diventano come i dentisti, i quali benché facciano le campagne di prevenzione mai si augurerebbero la sconfitta totale della carie ...
PINA
( Rabbiosa) Ma tu sei matto! Te la prendi con Eduardo adesso? Ma cosa dovrebbero fare gli artisti oltre che ritrarre ciò che vedono, dirigere il traffico perché la circolazione è un casino? Regolare, modificare la realtà è compito dei politici, degli amministratori, non degli artisti.
WALTER
(Sorpreso dalla reazione) Forse hai ragione tu. (subdolo) Del resto chi meglio di te, figlia di un politico, può dire queste cose ... Ma volevo solo dirti che a me e chissà a quanti altri è venuta a nausea questa nenia infinita sulla "specificità", sulla "peculiarità" sulle "caratteristiche" di una popolazione, di una terra. Diventa alla fine una forma di folklore, nobile quanto vuoi, un folklore delle zone alte dello spirito, ma folklore: una specie di tammurriata infinita insopportabile. Soffrire non si può all'infinito, figurati ascoltare le sofferenze.
PINA
(alterata) Già tu parli così perché sei pigro e non vuoi studiare i problemi e poi perché non sei nato in un posto dove nascerci, da solo, costituisce un problema. La fai facile perché nascere a Lodi è stato un privilegio per te dopotutto.
WALTER
Ma va! ?
PINA
Che problemi ha uno nato a Lodi?
WALTER
Stai scherzando? .
PINA
Fossi nato, che so, non dico a Catania, ma a Dublino o in una famiglia ebraica o con la pelle nera, vorrei vedere se non ti saresti interrogato all'infinito sulla tua irlandesità o ebraicità o negritudine.
WALTER
(debolmente) Ma che c'entra questo discorso ...
PINA
(abbandonandosi allo sfogo) Voglio dirti che nascere in condizioni date può essere una condanna o una elezione, o le due cose assieme. Per me nascere qui ha significato nascere in un punto morto della storia, irresolubile. Sto tentando di dirti che la questione siciliana è una ferita aperta della storia come quella irlandese o quella ebraica. Andremo avanti così per chissà quanto tempo. Da qui all'eternità!
WALTER
Lo vedi che fai letteratura?
PINA
Sì per diana! La stessa letteratura, se mi permetti, che Joyce faceva su Dublino o Woody Allen sull'ebraismo. Essere siciliani è la stessissima cosa: un rompicapo senza fine(accortasi di aver urlato) Scusami, non volevo.
WALTER
(Allentando la tensione) Se dovessi scegliere tra i due sceglierei Woody Allen. Si ride con intelligenza. Ah perché non sono un intellettuale nuiorchese?
PINA (distesa) Si, ridiamo. Vuoi una battuta? Ma non la fare circolare troppo. Ci scredita.
WALTER
Sentiamo
PINA
Sai perché ci chiamano il "Mezzogiorno"?
WALTER
No, perché?
PINA
Perché da noi è sempre Mezzogiorno, nel senso che passiamo tutto il tempo a tavola. Vedrai questa sera: prepara il tuo stomaco ambrosiano alle libagioni sicule. Ci sarà un momento in cui non saprai se dire "ancora, ancora", oppure "basta, basta".
WALTER
(Respirando) Uh, cos'è quest'odore? Una zaffata, senti ...
PINA
(s'allontana verso il margine destro della scena, laddove dal muretto si scorgono le luci della costa. Respira a pieni polmoni l'aria fresca della sera) Caro, lo senti anche tu! E' da quando sono entrata qui che me ne sento stordita. E' il fiordarancio. Ma ha un odore troppo forte come tutte le fragranze vegetali di quaggiù, il gelsomino d'Arabia, la ginestra ... senti? Se lo respiri intensamente alla fine avverti, dopo la pienezza del profumo, come un sentore di guasto, simile a quello dei fiori nelle cappelle dei cimiteri. Avverti che qui la natura ha raggiunto il suo acme e inizia perciò un lento processo di corruzione, un degrado della materia molecolare stessa incapace di mantenere più di tanto la perfezione delle forme. Sembra, se è vero che la Sicilia è stata creata in un momento di delirio della creazione, che gli effetti di quell'iniziale delirio si mostrino nelle sue manifestazioni ultime ... Ma questo paesaggio, questi odori, questi colori, alla fine disturbano, non so come (mi sfuggono ancora i reali meccanismi) determinano, in zone oscure dell'anima, ansie e angosce da non dirsi. C'è un'angoscia mediterranea, solare, che pochi hanno sondato. Altro che gioia alla Von Gloden. Non esiste. È tutta un'invenzione dei tedeschi in fuga dai loro caliginosi tormenti. C'è invece una angoscia mediterranea cui la luce feroce del Sud aggiunge un supplemento di tortura ... In questo momento penso alla triste follia del Cavaliere della Mancha, alla solare disperazione dello Straniero, alle torture mentali di Pirandello, all'ultimo Brancati, alle tragedie dei greci.
WALTER
(Che l'ha ascoltata rapito. Battendo le mani) Bene, brava. Signore e signori abbiamo ascoltato il monologo della tragedia Angoscia del Sud Atto IIIº scena IIIª ... Sei attrice anche fuori dal palcoscenico! Finirai come Valentina Cortese, ti aggirerari con un foulard in testa annodato alla pirata, dicendo "Caro caro! " agli sconosciuti e crederai di essere a teatro quando sarai nella vita e nella vita quando sarai a teatro.
PINA
E' una fine che vorrei meritarmi e a cui ardentemente aspiro. Più modestamente sono come i minatori che si portano ovunque vadano un po' di carbone attaccato addosso (Si gira verso il fondo della scena) Vedi quelle sagome nere sul mare, vicino a quelle lampàre? Sono i faraglioni di AciTrezza. Laggiù s'è svolta la tragedia dei Malavoglia E' una storia che riguarda anche te e il tuo concittadino don Lisander, che ci spiega tanto bene la diversità di concezione del mondo che abbiamo. Se Manzoni nel suo romanzo fa assistere Renzo e Lucia dall'occhio benevolo e ottimistico della Provvidenza, il nostro scrittore al contrario, e forse con intenzione beffarda, fa iniziare tutti i guai di quei poveri disgraziati dal naufragio di una barca che ha proprio il nome di Provvidenza ... la tragedia dei Malavoglia inizia dal lieto fine dei Promessi Sposi.
WALTER
Non t'avessi mai interrogata, adesso cosa fai, ripassi il programma di terza liceo?
PINA
Si, lasciami dire ... Verga, e chissà quanti di noi, credeva fermamente che la Storia non solo quella con la S maiuscola ma anche quella che più miseramente riguarda tutti noi, non sia assistita da benevole divinità. Come i tragici greci noi crediamo che tutto avvenga per fatale necessità (ex ananchàia tyche diceva il mio professore di greco). Tutto avviene per un destino già scritto che fatalmente si compie non appena tentiamo di modificarlo o di sottrarcene.
WALTER Tutto ciò, detto in termini terra-terra si chiama anche fatalismo ...
PINA
Sì, e il fatalismo è a ben vedere una Provvidenza, sebbene una Provvidenza del male, del negativo; ma è anche una forza perché ti dà una comprensione superiore delle cose, scevra d'illusioni.
WALTER- Ma diventa una forza frenante per l'azione. Scusami la franchezza ma tutta questa letteratura mi dà fastidio. Credo che dovreste studiare meno greco e più ingegneria.
PINA
Cos'è questa idolatria della tecnica, la sindrome del Politecnico? Hai studiato Lettere anche tu!
WALTER- Ma non parlo né per me né per te. E' una questione generale di pedagogia di massa, di programmazione degli studi. Siete tutti laureati in archeologia classica o in filologia romanza, ma sfortunatamente per voi il mondo non è né un enorme teatro greco né un poema cavalleresco. Meno esametri giambici e più klinker e microprocessori!
PINA
Come sei cattivo!
WALTER
Semplicemente pragmatico, ambrosianamente pragmatico. Diffido istintivamente di coloro che hanno sviluppato un rapporto professionale con la parola: i penalisti, i poeti ...
PINA
Anche di me? Vivo anch'io di parole, sono un'attrice.
WALTER
Te, ti amo, pragmaticamente (le palpa un seno)
PINA
(lo allontana bruscamete) Il pragmatismo non è che un appiattimento della mente sui fatti, alla lunga diventa una specie di estetismo della forza, sì una glorificazione del fatto compiuto. È un vostro errore, come è forse un nostro il fatalismo.
WALTER
Ismi, ismi, ismi, abbasso gli ismi, tutti! Non è con gli ismi che si progettano ponti, costruiscono grattacieli, dirigono fabbriche, si edifica e sostiene la civiltà in cui nolenti o volenti tutti viviamo e in cui voi vi ostinate a non volere entrare ... Su, su, sorridi, non fare quel broncio. Mi viene di pensare adesso ... a Milano non hai mai fatto di questi discorsi, la tua sicilianità sembrava come ibernata.
PINA
E' colpa di questo mare, di questo cielo, mi scioglie sentimenti sopiti. Ascolta Walter, io sono del tutto d'accordo con te su queste cose, capisco che qui cincischiamo un po' troppo col passato. Ti dirò di più: voi nordici mi siete particolarmente simpatici, siete, come dire, meno "metaforici" di noi. Se dite di avere mal di testa, avete veramente mal di testa e non, come noi, che non volete incontrare qualcuno ... Ecco, c'è tutta la mia razionalità che va con te, ma poi mi accorgo che tutta la mia sensibilità resta qui ... Credimi, questo mi crea sofferenze indicibili ...
WALTER
(Curioso e superiore) Ma la ami poi così tanto questa Sicilia?
PINA
(Tragica, a occhi chiusi ) Si, a morsi e a baci. Ma un tempo l'ho amata incondizionatamente. Di essa amavo tutto, i campi di sulla in primavera, il "tiraciato", il ramarro, che fa capolino tra le pale di ficodindia, finanche il sasso che scappato di piede ad un passante, rotola per una scalinata deserta, balla davanti ad una porta chiusa e s'arresta in un prato, spegnendo d'improvviso il frinire di una cicala. Adesso ne sono tanto distante quanto occorre per giudicarla e tanto nostalgica quanto occorre per capirla. Si, la amo ancora, ma negli ultimi tempi mi sono accorta di amarla dello stesso amore che una figlia può mostrare verso dei genitori alcolizzati: sono i miei genitori, ma bevono, disperatamente bevono.
WALTER
(ironico) E vorresti vivere qui, in mezzo... all'alcool ?
PINA
(amara) Mai sia ! Io ho verso la Sicilia lo stesso sentimento che hanno gli ebrei di New York verso lo stato di Israele: lo considerano la propria patria ideale, ma non ci andrebbero a vivere mai. La Sicilia per me è diventata questo: una riserva mentale, un luogo dove rifugiarmi con la mente.
WALTER
Bene, questo mette le cose in chiaro: sei incasinata da matti.
PINA
(melodrammatica) Walter, aiutami ti prego.
WALTER
A far che?
PINA
A liberarmi della mia sicilianità.
WALTER
Semplice, fai come tutti, come che so i bergamaschi, i bresciani, considerala un mero accidente anagrafico, uno stato civile o che ne so, come essere mancini, o coi capelli neri o che so ancora amare la cioccolata e detestare la maionese, un mero accidente della personalità.
PINA
(Staccandosi) Non posso, non posso. Essere siciliana è una cosa che mi impegna nell'intimo. Qui ho tutti i miei affetti e non posso tradirli, non posso rinnegarli ...
WALTER
Eccola la parola che non volevo sentirti dire. Rinnegare. Non è mica una fede religiosa la sicilianità. Ti puoi sentire siciliana e prendere il tram, guardare la tv, fare il bagno, leggere un libro, senza per questo sentirti impegnata da chissà quale etica.
PINA
(Con tono partecipe) Non vorrei sentirmi complice, ma nemmeno estranea al dramma che qui si sta svolgendo. Stanno succedendo cose terribili, tutto un intero popolo sta andando in malora. E io me ne sto lontana da qui, a recitare ...
WALTER
(Allargando le braccia) Ah signùr signùr! Tragedia greca permanente! Esci dal copione ragazza! (La TV che in sotto fondo ha riversato continuamente notizie atroci di omicidi, processi, indagini etc passa al notiziario politico: Voce Speaker: «Crisi comunale. Si tenta una faticosa mediazione al comune di Catania per la crisi che vede paralizzata l'attività politica ed amministrativa da ormai più di 90 giorni nel capoluogo etneo. L'On. Laganà cui nei giorni scorsi è stato affidato dai vertici romani il compito di mediare tra le diverse anime del suo partito, questa sera ha incontrato il sindaco dimissionario, poi ha avuto un breve incontro col capogruppo del partito cristiano-sociale, poi ha visto i liberali-sociali etc ...»
WALTER
Parlano di tuo padre!
PINA
Si (ironica ) Il grande Timoniere! Il mediatore fra le varie anime. Ma quali anime! Qui l'unica mediazione possibile è fra più mandibole, più stomaci, più intestini ...
WALTER
Ho capito tutto, detesti il caro paparino
PINA
Il padre no, come si fa ... ma l'Amministratore Pubblico oh quello si ... Ma è meglio non prendere questo discorso, mi avvelenerei il sangue, direi delle cose spiacevolissime ...
Si sentono dei rumori provenire dall'interno, una porta chiudersi, delle voci femminili.
ELENA
Pina, dove sei Pinuccia?
PINA
Siamo qui nel terrazzo ( A Walter) È Elena, la mia migliore amica, una sorella.
ELENA
(Appare. Donna dalla bellezza rionale, mora, elegante. Esempio vivente della signora catanese ben maritata. Modernità nel sembiante antico di siciliana dalla complessione da "pupetta", mignonette e ginoide. Accento leggermente siciliano) Dove sei disgraziata ah!
PINA
(Contenta e impaziente di buttarsi nelle braccia dell'amica) Qui, qui ...
ELENA
(allargando le braccia) Oh eccoti! (Le donne dopo essersi guardate teatralmente fanno dei passi in avanti e si abbracciano. Si baciano sulle guance, sonoramente, alla siciliana, con molta soddisfazione) Fatti un po' vedere, continentala. Ah roba di Montenapoleone?
PINA
Ma che dici, Rinascente, Rinascente! Faccio l'attrice mica la "bottana industriale" (riecheggia una battuta wertmülleriana). Aspetta ti presento Walter. Elena Scuderi, mia compagna di scuola, Walter Facchini mio compagno di vita ...
ELENA
Piacere di conoscerti Walter, veramente fortunata, anche se il fortunato sei tu con questa qui
WALTER
(Le stringe la mano sorridendo)
Appare anche la madre di Pina, la signora Mimma Lo Surdo in Laganà. E' di statura media, i capelli ripiegati in una messa in piega un po' fuori stagione, un filo di perle, trucco pesante, sulle guance, sulle labbra, tacchi a spillo e un'aria da signora-bene ancora in breccia. Porta dei pacchettini.
PINA (A Walter ) E mentre che ci siamo, ti presento anche la mamma. Walter, la Signora Laganà.
Sig.ra LAGANA'
(Sbrigativa, gli stringe la mano. Alla figlia) E questo sarebbe il Walter II°? (Ponendo i pacchi sul tavolo) Aspettiamo il Walter III° allora. (A Elena) La nostra Pina ha un debole per le dinastie.
PINA
(sospirando) Mamma!
Sig.ra LAGANA'
(Con aria risoluta, riordinando i pacchi) Poche storie figlia mia. " 'A figghia non maritata o fa 'a monaca o fa 'a criata"... E tu non sarai nessuna delle due, ringraziando dio!
ELENA
(A Walter, facendo da interprete) "La figlia non sposata o fa la monaca o la serva". Allusione al fatto che la zitella o finisce in casa dei parenti e farà la serva di casa, o si farà monaca. Sicilia profonda!
Sig.ra LAGANA'
( Scartando un pacco) Oh non lo dico per lei, Walter. Lei può fare quello che crede. Lei è il terzo che conosco, sa? L'ultimo si chiamava proprio Walter, come lei. (Inseguendo un pensiero ) C'è ancora nei paraggi di Milano un paesino chiamato Morimondo?
WALTER
Oh come no! Conserva una bella abbazia. E' ferrata in geografia, vedo.
Sig.ra LAGANA'
Lasci perdere, con l'attività di mio marito ho girato tutta l'Italia. Non ci sono mai stata in questo paese, l'ho visto in una segnaletica, una notte di nebbia che c'eravamo persi nei dintorni di Milano. S'immagini, quel buio pesto, noi che scendiamo in mezzo a quella nebbia che sembriamo anime del purgatorio e leggiamo 'sto cartello: Morimondo. I brividi mi vengono ancora a pensarci. M'è rimasto impresso quel nome. Ma così finiremo: matrimoni zero, figlio meno di zero, muoriamo tutti e muore il mondo.(Scartando un involucro) Hai quasi trent'anni figlia mia, ricordatelo, e sei ancora in mezzo ad una strada. E lei Walter, quant'anni ha.
WALTER
Sono coetaneo di Pina.
Sig.ra LAGANA'
Oh ecco, i bei gamberoni. Ma sono una meraviglia, guardate! Ho dovuto comprarli al momento perché l'onorevole ha per il pesce che ha superato le venti quattr'ore lo stesso interesse che si può avere per il quotidiano del giorno prima. Che magnificenza, guardate che colori, sentite che profumo!
WALTER
(dopo aver ammirato i gamberoni) Ma le pescherie sono aperte a quest'ora?( guarda l'orologio) Sono le nove!
ELENA
Sono aperte anche tutta la notte ... qui è un mercato permanente.
WALTER
(pignolo) Tutta la notte? !
ELENA
Si, ventiquattr'ore su ventiquattro, come il pronto soccorso.
WALTER
( neutro) Regolamenti molto elastici.
ELENA
Ma no, solo disoccupazione e clientelismo.
PINA
(prendendo l'amica per un braccio. Sottovoce) Non infierire, già poco fa io gli ho fatto un breve trattato sulla sicilianità. È un osso duro. Sarebbe capace di interrogarti sui regolamenti comunali e la cosa diventerebbe imbarazzante per tutti.
ELENA
(ironica) Capirà, viene dopotutto da Milano che non è una città svizzera.
WALTER
Voi due, cosa state confabulando ?
PINA
Parlavamo di città, un argomento da conversazione ferroviaria, si finisce sempre col dire ovvietà.
SIGN. RA LAGANA'
Pina, avrei bisogno d'aiuto per pulire questi gamberoni. Oggi è il giorno libero di Jasmine e ci dobbiamo arrangiare. Non abbiamo molto tempo, che ore sono.
WALTER
Le nove
SIGN. RA LAGANA'
( svampita) Ah già le nove.( a Pina) Ecco tuo padre non sarà qui prima delle dieci, dieci e mezza, non ci resta molto. Fortuna che il resto è tutto pronto. Walter ha già mangiato rigatoni alla norma?
WALTER
Non saprei, ho già mangiato dei piatti siciliani, ma questi rigatoni non li ricordo.
PINA
Ma si che li hai mangiati, ricordi da zi Peppino a Liscate?
WALTER
Ah già, rigatoni al sugo con le melanzane fritte, no?
SIGN.RA LAGANA'
Certamente, ma qui li mangerà nella versione originale: pomodori freschi, melanzane della piana e ricotta salata di Grammichele. Niente imitazioni maldestre, l'ho vista, sa, la nostra frutta martorana come viene fatta in quel negozietto di via Torino a Milano ...
PINA
Non gli toccate la cucina siciliana, per carità!
SIGN. RA LAGANA'
Poco spirito, fai finta di non ricordare come mangiavi certi piatti i primi tempi che tornavi da Milano. Vieni piuttosto ad aiutarmi.
(Pina e la madre raccolgono i pacchetti ed escono verso l'appartamento. Elena osserva con molta discrezione Walter, poi va verso l'amaca, vi si adagia mentre Walter sembra un po' impacciato)
ELENA
Eh si! siete proprio un'altra razza!
WALTER
Prego!
ELENA
Dolicocefalo biondo, longilineo longobardo!
WALTER
(Dandosi uno sguardo ricognitivo) Dici a me? Eh no! Niente razza, solo omogeneizzati degli anni '60. Linea mucillagine assortita della Gerber & Gerber . Iperalimentazione da boom economico, tutto qui. Fra la mia gente alcuni portano ancora nel gene i segni della pellagra e della denutrizione. La mia generazione si è solo data un colpo di reni.
ELENA
Sei di Milano-Milano?
WALTER
Nativo di Lodi, ma sempre vissuto a Milano, Giambellino.
ELENA
Ah il quartiere del Cerutti Gino della canzone di Gaber! O Jannacci?
WALTER
Uno dei due.
ELENA
A proposito di longobardi, lo sai che qui in Sicilia abbiamo una zona, la Val Démone, dove si parla un dialetto dai linguisti assimilato all'isoglossa lombarda? Vengono dai Heidelberg a studiarlo, col registratore
WALTER
(sedendosi) Ah sì ? Ti interessi di glottologia?
ELENA
Non solo, faccio l'insegnante, insegno materie letterarie in una scuola superiore, ma ho avuto sempre curiosità nel settore. E tu cosa fai a Milano?
WALTER
Lavoro in una casa editrice.
ELENA
Ah interessante ...
WALTER
Ma no ... ne ho piene le tasche! Avrei voluto curare un settore di libri seri, ma praticamente non faccio che editare libri di cucina, giardinaggio, funghi: l'Arte dell'Orto ...(sbuffa) Tirano più dei libri di linguistica, è cosi! È andata meglio alla Pina che dagli studi classici è passata alla tragedia greca.
ELENA
Eh ma non sai quello che ha passato L'onorevole non ne voleva sapere proprio. Giurisprudenza o morte! Io gli ero molto vicina in quel periodo. Pina è una ragazza splendida, ha voluto in un primo tempo fare entrambe le cose: Codici e Scuola di recitazione allo Stabile, ma alla fine ha imposto alla famiglia la sua scelta per la recitazione, e in questa casa sono stati giorni tremendi. L'onorevole urlava come un pesciaiolo di pescheria ...(pausa) L'hai vista la pescheria?
WALTER
Quella nella piazza dell'elefante?
ELENA
Si. Che te ne pare del "colore locale"?
WALTER
(centellinando le parole) Simpatico ... Molta vita ... molta vitalità ... quelli che gridano "vivo vivo è" col doppio senso, quelli che urlano come in un quadro di Guttuso ... si il Sud da dépliant insomma ... nessuna sorpresa. Le stesse scene si vedono in Spagna, in Grecia ...(un po' perplesso) ... in Marocco ...
ELENA
(alzandosi, nevroticamente) Io lo detesto! Li detesto tutti! Il popolo, la borghesia, i rari intellettuali, tutti ... non fanno che recitare, recitare sé stessi, e sono orgogliosi di questo modo di fare e dovresti vedere come si compiacciono della loro gestualità, sembrano tutti su un palcoscenico ... ah che schifo! Che schifo! (Notando che Walter la guarda con curiosità) Ti stupisco?
WALTER
No, per nulla, cerco solo di capire se ci sia una via di mezzo tra l'esaltazione e lo schifo, in questa benedetta Sicilia. E se per caso non ci sia recitazione anche in questa indignazione ...
ELENA
C'è schifo, schifo, solo schifo! (Concitata) Senti, io qui mi sono fatta due esaurimenti nervosi. Chiunque viva qui o è un complice o una vittima di questa società assurda. Tertium non datur. E il bello è che le vittime spesso e volentieri danno una mano ai loro carnefici. Quindi sono tutti complici, gli stanno bene le cose come stanno. La verità è che dovremmo scappare tutti, tutti quelli che veniamo colti dal primo dubbio, oppure ribellarci e andare incontro ad una sicura morte, e invece no, la pigrizia, la pigrizia meridionale ... e scatta la trappola, sei presa, catturata ... e alla fine potresti vedere la gente morirti accanto e non battere ciglio ... Ti stupisco?
WALTER
Be' veramente ...
ELENA
(Sempre più pazza) Ti dirò di più, non ti lasciare incantare dalle belle parole, dai sorrisi gentili, dalle cortesie. Recitano! Recitano tutti! Soprattutto col forestiero. Sono falsi e cerimoniosi. E sai perché? (senza attendere la risposta) Perché hanno molto da nascondere. Chiunque qui occupi un posto di riguardo in società ha qualche cosa da nascondere. Ascolta, ieri ho letto sul giornale che in occasione della trasferta della Scala a Mosca la sala del Bolscioj era affollata da gente che avrebbe avuto difficoltà a confessare come era entrata in possesso del biglietto d'entrata ... Così è in Sicilia, qui, nessuno della nomenklatura come del popolo minuto, ti dirà mai come ha avuto il biglietto per entrare in società ... In banca, a scuola, nelle poche fabbriche, in negozio, in ufficio, dappertutto! Ti stupisco?
WALTER
E' curioso, anche la Pina ha paragonato la Sicilia alla Russia. Però nel tuo discorso del biglietto non è chiaro se alludi ad un inquinamento criminale della società o ad una, diciamo così, gigantesca distorsione della mobilità sociale ...
ELENA
Di più, di più (solenne e misteriosa) Alludo a tutto! Qui il crimine è andato al potere ed il potere è diventato criminale ... Senti, qui essere solo onesti è un atto di militanza politica, etica, civile, religiosa a volte, perché ha il valore di una testimonianza che porta al martirio. Devi difendere la semplice tua onestà come una vergine in un bordello, e gli attacchi arrivano da ogni dove. Vai in una riunione conviviale della buona società, non sai mai se vicino a te s'è seduto un galantuomo o un criminale! Non è una società impazzita questa?
WALTER
Guarda, non vorrei raffreddare questa tua furia demolitrice, ma un po' dappertutto conquistare delle posizioni sociali ragguardevoli richiede grossi sforzi quando non mascalzonate ... e anche altrove l'onestà è minacciata quotidianamente.
ELENA
Ah dici? E allora vuol dire che abbiamo esportato i nostri modi, vuol dire che l'Italia s'è sicilianizzata vuol dire che "siciliani" si diventa e non si nasce ...
WALTER
(Facendo un gesto circolare) Come tutti i salmi finiscono in gloria, così tutto finisce in Sicilia!
Entra la Sig. ra Laganà
Sig.ra LAGANA'
(parlando tra sé e sé, come cercando qualcosa) Eppure dovrebbe essere qui. Oh guarda, quando va via la servitù non si ragiona più in questa casa ...
ELENA
Cosa cerca Signora?
Sig.ra LAGANA'
Il barbecue ... il grill ... u fuculari. Ah eccolo lì, adesso cerchiamo il carbone, oddio bisognerà rivoltare la cucina adesso...
ELENA
Non si preoccupi signora, dò io una mano a Pina a cercarlo, così scambiamo anche quattro chiacchiere.
Sig.ra LAGANA'
Oh si brava, io mi siedo un attimo ... dio quant'è difficile fare certe cose in cui non si ha abitudini ...
ELENA
(A Walter) Ci vediamo fra un po', bye, bye!
Sig.ra LAGANA'
(Rilassandosi, seguendo con lo sguardo Elena che si allontana) Oh, brava ragazza Elena! ... pensi la conosco da quando giocava a "sciancatello" con mia figlia ... Ah già, lei non conosce 'u sciancateddu', si quel gioco che si fa saltellando con un piede su dei quadrati disegnati con gesso per terra ... si gioca da voi?
WALTER